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Scene di lotta di classe nell’automotive

Il settore Automotive, Big Oil e la transizione energetica

Giuseppe Guicciardi4 giugno 20235 min di lettura
Scene di lotta di classe nell’automotive

La transizione energetica è un processo cruciale per affrontare i cambiamenti climatici e ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Tuttavia, diversi attori di importanza fondamentale sta intralciando il processo in atto in tutte le nazioni europee: una classe politica impreparata e con tempi di reazione insensatamente rallentati.

Alcune grandi compagnie petrolifere e parti della catena di distribuzione e costruzione delle auto stanno opponendosi a questa transizione, diffondendo fake news e minimizzando gli effetti dei disastri ambientali. In questo articolo, esploreremo le tattiche utilizzate da Big Oil per proteggere i propri interessi e come queste azioni stanno influenzando il mercato automobilistico globale.

Fake news e negazione dei cambiamenti climatici

Big Oil e alcune parti della catena di distribuzione e costruzione delle auto stanno bombardando il pubblico con notizie false che negano i cambiamenti climatici in atto. Queste aziende minimizzano le tragedie ambientali come alluvioni, uragani, tornado e disastri ecologici, petroliere che sversano petrolio in mare e raffinerie che rendono l'aria irrespirabile. Inoltre, mettono in risalto incidenti isolati di auto elettriche che prendono fuoco o che vanno in cortocircuito dopo un'alluvione, pur sapendo che un'auto elettrica ha capacità anfibie, di guado e resistenza all’immersione, nettamente superiori rispetto a un'auto a combustione interna.

Le tecniche per continuare a fare esitare le masse sono alquanto sofisticate quanto subdole:

  • Negare l’evidenza: non esistono i cambiamenti climatici, si toglie la polvere a qualche dichiarazione di passati Nobel, es. Rubbia o Zichichi e la si impone come per verità assoluta, quello che dicono il 99% degli scienziati mondiali viene fatto passare come ininfluente.
  • Citare esclusivamente notizie che vedono Tesla in fiamme, o alimentate con generatori a gasolio, spesso photoshoppate con poca tecnica, problema che ora con le AI verrà risolto brillantemente e purtroppo vedremo il web inondato di clamorosi fake fotorealistici.
  • Citare lo sviluppo di fantomatici carburanti sintetici o green con bilancio Co2 neutro, senza assolutamente citare inquinanti emessi e aria comburente irrimediabilmente bruciata.
  • Prospettare sviluppi di batterie miracolose con mille e oltre km di autonomia (arriveranno) nel breve tempo, allo scopo di tardare l’acquisto dei mezzi elettrici attuali.
  • Ciliegina sulla torta di melma: trasformare in lotta di classe arrivando a creare fenomeni di odio sociale, accusando chi acquista un’auto elettrica di essere smodatamente ricco e di farlo con vezzo edonista… idem per l’impianto fotovoltaico, chi abita in condominio sarebbe la parte discriminata e povera...

Ma come stanno veramente le cose?

Difesa degli interessi economici

Big Oil sta adottando questa linea di condotta per difendere i propri interessi economici. Per il bene dei loro azionisti, sono restii a perdere i trilioni di dollari investiti nell'estrazione, raffinazione e distribuzione del petrolio. Inoltre, accusano coloro che si impegnano nella transizione energetica di farlo per motivi puramente economici e speculativi. Esiste un detto per riassumere quanto sta accadendo:

“Il porco che da del maiale alla colomba”.

Il mercato automobilistico e l'ascesa delle industrie cinesi

Mentre Big Oil cerca di ostacolare la transizione energetica, il mercato automobilistico sta cambiando rapidamente. Le industrie cinesi stanno guadagnando terreno nel settore delle auto elettriche, mettendo a rischio la leadership delle aziende occidentali.

E anche qui si punta il dito accusatore verso la Cina, dimenticando che ormai l’automotive italiano è ridotto alla produzione di qualche migliaio di auto sportive super performanti nonché super costose che paradossalmente andranno a finire in mano a qualche ricco petroliere...

Nel frattempo, Tesla, un pioniere nel settore delle auto elettriche, sta prosperando e aumentando le quote di mercato, dimostrando che la transizione energetica può essere sia sostenibile che redditizia.

La resistenza di Big Oil e della filiera automotive alla transizione energetica è un ostacolo significativo nella lotta contro i cambiamenti climatici.

Quello che rimane della filiera automotive italiana invece di pensare ad una sana conversione industriale, continua ad arroccarsi su posizioni vetuste e spesso pure con l’assistenza di sindacati sempre più miopi e disinteressati al vero bene del lavoratore del quale invece se ne proclamano ultimi difensori.

Non sono in ballo qualche migliaio di posti di lavoro, è semplicemente ora di cambiare e convertire professionalità, di posti di lavoro se ne creeranno molti di più, ci sono diverse proiezioni al riguardo, ma molto semplicemente, alla filiera automotive si andranno ad affiancare: impianti fotovoltaici, altre rinnovabili, charger AC e DC, produzione batterie di svariate tecnologie.

Sono in gioco il futuro lavorativo di migliaia di persone, la salute dei cittadini e ora con le catastrofiche frane e alluvioni, anche le proprietà e i beni di prima necessità.

Solo attraverso la consapevolezza e l'azione collettiva possiamo superare questi ostacoli e accelerare la transizione verso un futuro più sostenibile ed ecologico, ma anche, più a misura di essere umano.

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