Dal 2028 i distributori di carburante dovranno offrire un'alternativa elettrica: la bozza del DDL Concorrenza
Dal 1° gennaio 2028 le nuove autorizzazioni ai distributori di carburante saranno concesse solo se l'impianto prevede almeno un vettore energetico alternativo ai combustibili fossili. La bozza del DDL Concorrenza prevede anche incentivi fino a 60.000 euro per la riconversione verso la ricarica elettrica.

Dal 2028 i distributori di carburante dovranno offrire un'alternativa elettrica: la bozza del DDL Concorrenza

Una bozza del DDL Concorrenza, attualmente in fase di elaborazione, introduce un vincolo destinato a cambiare il volto dei distributori di carburante in Italia: a partire dal 1° gennaio 2028, nessuna nuova autorizzazione potrà essere rilasciata a un impianto che non preveda la distribuzione di almeno un vettore energetico alternativo ai combustibili fossili. Ad accompagnare l'obbligo, un pacchetto di incentivi fino a 60.000 euro per chi riconverte la propria stazione.
Cosa prevede l'Art. 1-bis
«A decorrere dal 1° gennaio 2028 non possono essere rilasciate autorizzazioni per impianti che non prevedano la distribuzione di almeno un vettore energetico per autotrazione alternativo ai combustibili fossili.»
Il testo, nella parte dedicata ai "Requisiti oggettivi per il rilascio delle nuove autorizzazioni", stabilisce che i gestori dovranno affiancare ai carburanti tradizionali almeno un'alternativa energetica per l'autotrazione. Il riferimento normativo è il regolamento (UE) 2023/1804, che all'articolo 2 numero 4 definisce in modo ampio i vettori ammessi:
| Vettore alternativo | Dettaglio |
|---|---|
| Energia elettrica | Ricarica per veicoli elettrici |
| Idrogeno | — |
| Ammoniaca | — |
| Combustibili da biomassa | Biogas, biocarburanti avanzati, sintetici rinnovabili |
| Gas naturale | GNC, GNL, biometano liquefatto o sintetico |
| GPL | Gas di petrolio liquefatto |
L'obbligo non impone esplicitamente una colonnina elettrica in ogni impianto, ma la rende l'opzione più probabile per molti gestori: è la soluzione con minori vincoli infrastrutturali rispetto a idrogeno o biocarburanti, ed è quella su cui si concentra il pacchetto di incentivi.
Incentivi fino a 60.000 euro per la conversione
Per accompagnare la transizione, il provvedimento mette sul piatto contributi pubblici fino al 50% delle spese, con un tetto massimo di 60.000 euro per stazione convertita. Le risorse coprono un arco triennale 2028-2030 (37 milioni per il 2028 e il 2029, 38 milioni per il 2030) e sono finanziabili sia le spese di dismissione dell'impianto tradizionale sia quelle per le nuove infrastrutture: colonnine ad alta potenza (soglia minima suggerita 90 kW), connessioni alla rete, cabine elettriche, sistemi di accumulo o impianti per biocarburanti.
Le coperture arrivano dal Fondo per la trasformazione della rete, da stanziamenti pluriennali dedicati e da un'integrazione tramite i meccanismi legati alle aste sulle quote di emissione CO2.
Aree interne: il carburante tradizionale resta, ma l'alternativa è comunque obbligatoria
Per gli impianti situati nelle aree interne il testo introduce un'eccezione parziale: il carburante tradizionale deve continuare a essere disponibile, a tutela di territori dove i servizi — non solo energetici — sono già scarsi. In questi casi il contributo è riconosciuto solo se si aggiunge una ricarica elettrica o un impianto di biocarburanti senza eliminare il presidio fossile, e il tetto massimo scende a 30.000 euro.
Fuori dalle aree interne, invece, il gestore che riconverte potrà scegliere se mantenere anche i carburanti fossili accanto alla nuova infrastruttura o abbandonarli del tutto.
Indennizzi per chi chiude l'attività
Il provvedimento prevede anche una tutela per i gestori che decidono — o sono costretti — a cessare l'attività: indennizzi con limiti massimi e meccanismi di distribuzione dei finanziamenti, pensati per accompagnare l'uscita dal mercato di chi non riconverte l'impianto.
Cosa significa per il settore della ricarica elettrica
Se confermata, la norma trasformerebbe migliaia di distributori italiani in potenziali punti di ricarica elettrica nell'arco di un solo biennio, con un pacchetto di incentivi pubblici dedicato proprio a chi installa colonnine ad alta potenza. Un contesto che apre spazio a partnership tra gestori di distributori e operatori della ricarica per la fase di progettazione, installazione e gestione degli impianti.
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